©️AMRP – a cura di Dora Chinigò

Dio, nostro Padre e Salvatore, non è un Dio che appare in modo spettacolare, ma è un Dio che trapela, che si lascia intuire nelle fenditure della sofferenza, negli incontri con Lui, nelle ferite. In intime sfere mi conduci, rapita dalla potenza della tua semplicità. Ciò che i cieli non possono contenere si offre come nutrimento per le mie viscere. Abile vasaio, tu mi riempi mentre mi scavi. Alla fornace della tua presenza asciughi le mie ossa. Dove gli altri si fermano tu avanzi; nessuna mia debolezza ti fa vacillare. Versi su di me i tesori della tua grazia: il mio calice trabocca. Non olocausti, ma un cuore arreso ti vince, mio Signore e mio Re. I nomi, come i corpi di chi ti ha sbeffeggiato, non sono più; tu resti Colui che era, che è e che sarà.

Hai trasformato la codardia di Pietro in coraggio, l’orgoglio di Paolo in umiltà, lo scetticismo di Tommaso in annuncio di salvezza, il giovane e inesperto Giovanni in pilastro sotto la tua croce. Tutti martiri (testimoni) del tuo amore.

Nessuno darebbe la vita per ciò in cui non crede veramente. Incendiati dal tuo amore, rapiti dal tuo sguardo, schiere di uomini e donne hanno cambiato il loro destino. Francesco d’Assisi, da libertino e viziato, è diventato un incendiario. Basta leggere la vita dei santi per scoprire che solo per un “vivente” si è disposti a essere offesi, beffeggiati, oltraggiati, martirizzati. Quelli che ridono di te non sarebbero disposti a farlo nemmeno per un familiare. Solo un amore corrisposto può compiere il miracolo di mettere in discussione noi stessi e desiderare di migliorare. Che ridano ancora di noi, Signore, che ci taccino pure di essere sciocchi, imbelli che parlano a un uomo appeso a una croce. Rendici docili quando, con la loro saccenza e la loro presunta scienza, si ergono in cattedra. Fa’ che anche noi possiamo dire al Padre: «Perdona loro, non sanno quello che fanno».

L’ego smisurato porta sempre ad autoincensarsi; mostrarsi vincenti nasconde sempre la frustrazione dei fallimenti sperimentati. Pensare di avere tutte le risposte è il grido di chi non ne ha mai ricevute. Negare che Tu possa esistere è la dichiarazione della propria infelicità; è un’accusa, nemmeno troppo velata, del tuo mancato intervento nella loro vita. Chi non crede davvero non ti combatte mai; semmai cerca, vuole comprendere il dono ricevuto da altri e a lui negato. Le tue parole sono chiare: «Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde». Quanti dispersi lontano dal tuo amore! Cinici che hanno perso la fiducia, arroganti che hanno smarrito la semplicità, guasconi in cerca di consensi, superbi che hanno perso l’umiltà. Attori la cui maschera è diventata il loro vero volto. Burattini che devono gonfiare le tasche dei Mangiafuoco di turno per assicurarsi di non essere bruciati o messi in cantina. Figuranti che si credono liberi, ma non lo sono nemmeno in casa propria. Al calar della sera tirano fuori il loro sogno nascosto, lo accarezzano ancora, ma poi cambiano stanza e mettono il lucchetto al loro sentire. Sbavano come davanti alle vetrine del pasticcere e fantasticano su donne e uomini altrui, dichiarandosi poi single per scelta. Disillusi, rabbiosi, invidiosi, lividi e pieni di risentimento, escono e fingono di stare bene. Non vivono autenticamente nessuno dei loro giorni, ma poi chiamano inetti quelli che per amore tuo decidono di vivere nella verità.

Quanto ancora ti combattono, mio Signore! Quanto tagliente è ancora la lama della tua Parola! Quante ancora le teste che vorrebbero su un vassoio d’argento, solo perché come Giovanni osano dire alle Erodiadi e agli Erodi dei tempi moderni: «Non ti è concesso!». Quanti ancora, Signore, quelli che appenderebbero a una croce coloro che ti chiamano Figlio di Dio! Eppure, mio Re, in questo mondo che apparentemente nega la tua presenza, molti attendono la Parusia. Come braci sotto la cenere ardono, come luci silenziose illuminano il cammino gli uni degli altri. Nelle catacombe della derisione elevano le loro mani, piegano le loro ginocchia non come davanti a un padrone, ma come al più amorevole dei Padri, in segno di gratitudine. Ti benedicono perché hai parlato al loro cuore, hai fatto cadere il velo e ti sei svelato ai loro occhi. Innamorati appassionati, cantano la tua bellezza. Permettimi, mio Re, di far parte sempre del coro di coloro che lodano il tuo nome. Di benedire quelli che ti maledicono. Di sorridere ai loro tentativi di sporcare il tuo nome, esattamente come la tua misericordia ancora concede loro. Vestimi, Signore, del tuo abbraccio; proteggi la nudità delle mie parti fragili; ammaestrami e istruiscimi, Maestro che liberamente onoro e scelgo. Mostrami sempre la verità cruda della realtà, affinché io possa sognare di migliorarla, ma rimanendo libera dall’illusione di crederla diversa. Guardo le opere della creazione e ti scorgo; gli amici sinceri e ti sento; l’amore intorno e ti vedo. Dio che hai preso carne, immensità resa tangibile, soffio eterno divenuto umano, mani che hanno creato tutto lo scibile inchiodate per amore: grazie. Uomo dei dolori che ben conosce il patire: grazie. Pellegrino, rifugiato, schiavo, ostaggio, innocente condannato, corpo flagellato e crocifisso, uomo deriso: grazie.

Radunaci, Signore, pronuncia il nostro nome e fa’ che anche noi, come Maria Maddalena al mattino di Pasqua, possiamo risponderti: «Ecce adsum!».

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