©️AMRP – a cura di Dora Chinigò
«Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome» (Lc 1, 49).
Quando si spalancano le porte del cuore, accadono miracoli. Il miracolo ha come nocciolo la meraviglia: mirari, in latino, significa “sorprendersi”, “meravigliarsi”. Come si può indovinare, è con il cristianesimo che il miracolo trascende e acquista quel profilo che è il primo che ci viene in mente quando si parla di miracoli: l’evento che supera le leggi di natura e che testimonia la potenza di Dio. Per una manifestazione, un evento che lascia increduli, che mette davanti al mistero della bellezza e della meraviglia, usiamo volentieri la parola “miracolo”: è un miracolo che abbiamo finito in tempo; quella ripresa sportiva è un miracolo di determinazione; certi dipinti e certe poesie sono un miracolo.
Resta sempre qualcosa di mistico e spirituale, nel miracolo, anche quando rimane ben dentro i confini del naturale e trasmette una soggezione che ha l’aura di queste alte, intime sfere; nondimeno, è vivace quanto lo stupore in cui ci fa sdrucciolare, in un allungo sonoro tutto a bocca aperta. Sotto il cielo della Palestina, due mani hanno scelto di annodarsi, di ignorare tutti i commenti malevoli che ancora oggi ridicolizzano il loro incontro, poiché, quando la felicità avvolge due cuori, i giudizi sono boomerang che tornano al mittente. Ancor prima della santità di Maria e Giuseppe (sacro, dedicato a Dio), ne ho ammirato il coraggio: quella grande forza morale nell’affrontare le situazioni difficili; il loro scegliersi e rimanere saldi nonostante le insinuazioni, le derisioni, i beffeggi e le illazioni. In un mondo fatto di persone che scappano di fronte alle difficoltà, che non si assumono le proprie responsabilità, Giuseppe è un colosso di Uomo. Maria, che a occhi poco attenti appare come la sempliciotta vittima del regime patriarcale, è davvero la Donna vestita di sole che ha volontariamente detto un «Sì» pieno e consapevole, mandando elegantemente a quel paese tutti coloro che hanno profanato il suo nome. L’unione degli animi, che si traduce in intesa operativa, è stata la loro forza.
La “stilla maris”, che con il sale della sua forza lava le latrine dalle quali viene pronunciata con disprezzo. Lo sguardo d’amore di questa coppia di brace non è perito. I loro nomi ancora oggi emozionano, indignano, adirano, appassionano, ma non destano mai pura e reale indifferenza. Maria rappresenta la Donna più emancipata del creato, talmente libera da non temere giudizi, derisioni e sarcasmo in un tempo nel quale la lapidazione era la destinazione certa per la sua condizione. Giuseppe, un uomo talmente emancipato che non si è mai posto il problema di quello che avrebbero detto gli altri, se n’è infischiato bellamente, perché nulla al mondo gli sarebbe parso saporito come il sale della sua stella. Forse i suoi amici avranno riso, lo avranno chiamato “becco”, insieme a mogli che magari in cuor loro detestavano ma che hanno finto di amare. Hanno continuato in sua presenza a fingersi amici; lontano dai suoi passi hanno fatto grasse risate. Lui e Lei hanno custodito il loro segreto, protetto il loro patto, hanno scelto di vivere il loro amore senza dare alcun potere agli altri. Li hanno estromessi dal campo del cuore, affinché la gramigna non infestasse il grano della loro tenerezza, ottenendo un raccolto abbondante che ha riempito i granai di generazioni.
Lei rimane ancora oggi «la mistica scala per la quale è disceso il Figlio di Dio sulla terra e per cui salgono gli uomini al cielo». (Sant’Agostino)
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