Una volta, mentre pregava con più fervore il Signore, e gli diceva col profeta: «In me crea, o Dio, un cuor mondo, e lo spirito retto rinnovella nelle mie viscere» (Salmo, 50, 12), e gli chiedeva con insistenza di toglierle il proprio cuore e la propria vo­lontà, egli la consolò con questa visione. Le parve che l’eterno Sposo fosse venuto come al solito a trovarla, le avesse aperto il petto dalla parte sinistra e presole il cuore, se ne fosse tornato via. E tutto questo combinava così bene con quel che Caterina sentiva dentro di sé, che quando si confessava diceva al suo confessore di non avere più il cuore nel petto. Il confessore però scrollava il capo a questo suo modo di esprimersi, e scherzando, in un certo modo la rimproverava. Ma lei, ripetendosi, confermava ciò che aveva detto: «In verità, o padre, per quanto posso conoscere e sentire, mi sembra di essere veramente priva del cuore. Mi apparve infatti il Signore, mi aperse il petto dalla parte sinistra, mi prese il cuore, e se ne andò». Il confessore le faceva allora osservare che è impossibile vivere senza il cuore, ma la vergine rispondeva che niente è impossibile al Signore, e che era convinta di non avere più il cuore. Così per un certo tempo ripetendo la stessa, cosa, diceva di vivere senza il cuore.

— Si trovava un giorno nella cappella della chiesa dei frati Predicatori di Siena, dove usano radunarsi le suore della Penitenza di san Domenico. Le altre erano uscite, ma lei vi s’era trattenuta a pregare. Riscossasi finalmente dall’estasi, si alzò per tornare a casa. Una luce dal cielo a un tratto l’avvolse, e nella luce le apparve il Signore, che teneva nelle sue sante mani un cuore umano, vermiglio e splendente. Quantunque all’apparire dell’Autore della luce, lei fosse caduta tutta tremante a terra, il Signore le si avvicinò, aprì nuovamente il petto di lei dalla parte sinistra, e introducendovi lo stesso cuore che teneva nelle mani, disse: «Carissima figliola: come l’altro giorno presi il tuo cuore ecco che ora ti dò il mio, col quale sempre vivrai». Ciò detto, egli richiuse l’apertura che aveva fatto nel costato di lei, e in segno del miracolo, rimase in quel punto della carne una cicatrice, come asserirono a me e ad altri le sue compagne, che poterono vederla. Quando in tutti i modi volli sapere la verità dell’accaduto, lei stessa fu obbligata a confessarmelo, ed aggiunse che da quel momento non poté più dire: «Signore, ti raccomando il mio cuore».

— Avendo dunque ricevuto non meno graziosamente che meravigliosamente questo cuore, dall’abbondanza della sua grazia scaturirono le grandi opere di Caterina, e germogliarono le sue meravigliosissime rivelazioni. Infatti mai si avvicinò al sacro altare, senza che le fossero mostrate molte cose superiori ai sensi e specialmente, poi, quando riceveva la santa Comunione. Sovente vedeva nascosto nelle mani del sacerdote un bambino, talvolta, un fanciullo un poco più grande, tal’altra una fornace di fuoco ardente nella quale le pareva che entrasse il sacerdote nel momento stesso che egli consumava le Sacre Specie. Quando lei riceveva il venerabilissimo Sacramento, le accadeva spesso di sentire un grande e così soave odore, che quasi veniva meno. Vedendo o ricevendo il Sacramento dell’altare, si generava sempre nell’anima sua un nuovo e indicibile gaudio, tanto che il cuore le sobbalzava dentro il petto per la gioia, producendo un rumore così sonoro che l’udivano anche le compagne che le stavano vicine, le quali, avvertita la cosa più e più volte, la riferirono a fra Tommaso suo confessore. Egli fece un’accurata indagine, e trovato che la cosa era vera, la lasciò in iscritto ad eterna memoria. Quel rumore non somigliava punto al gorgoglio che si produce naturalmente nelle viscere dell’uomo, ma era un rumore che non aveva niente del naturale. Né è da meravigliare se un cuore, dato in un modo soprannaturale, soprannaturalmente si muovesse, perché anche il profeta dice: «Il cuor mio e la mia carne esultarono in Dio vivo» (Salmo, 83, 3). Il Profeta dice Iddio vivo, per significare che quel salto o moto del cuore, essendo causato dalla Vita, non rende morto l’uomo al quale avviene, com’è di regola naturale, ma lo rende vivo.

Le ultime parole di Caterina sul letto di morte sono state: “Il Sangue! Il Sangue!” Per lei, il cuore di Gesù e il Suo sangue erano i grandi simboli dell’amore di Dio. Dio è diventato uomo. Ha preso un cuore come il nostro. Ha sanguinato per noi. È stato questo il grande motivo dell’amore di Caterina: il fatto che Dio ci avesse amati.

Possa il nostro cuore essere sempre più conforme al Suo!

Fonte: dal sito www.digulander.libero.it