Ormai noto in tutto il mondo, grazie anche alla sua straordinaria mostra sui Miracoli Eucaristici, che ha avvicinato a Dio centinaia di persone, il venerabile Acutis era un ragazzino normale, ma con un segreto straordinario. “Nell’Eucaristia Carlo incontrava Gesù vivo e vero e Gesù stesso, giorno dopo giorno, lo faceva sempre più simile a Lui. Fino a donare la sua vita per puro amore!”. Parla la mamma, Antonia Salzano Acutis, che ci racconta del piccolo bambino eucaristico cresciuto al suo fianco. 

Salito al Cielo il 12 ottobre del 2006 per una leucemia fulminante, il giovane Carlo Acutis, di soli 15 anni,  lascia questo mondo con il volto luminoso e trasfigurato. Dopo che, fino all’ultimo respiro, ha offerto tutte le sue sofferenze per il Papa, per la Chiesa e per la salvezza delle anime. 

Per conoscere più da vicino questo “Santo giovane” dei giorni nostri, abbiamo  intervistato la mamma, Antonia Acutis, volendo approfondire con lei un aspetto in particolare: lo specialissimo rapporto di Carlo con Gesù Eucaristia, che è stato sostanza e nutrimento del suo desiderio di santità.

Come nasce l’incredibile amore di Carlo per Gesù Eucaristia?
La grande devozione di Carlo per l’Eucaristia cominciò sin da piccolissimo. A soli sette anni ebbe il permesso di ricevere la prima Comunione e da quel momento iniziò ad andare a Messa tutti i giorni. Ogni volta che riceveva l’Ostia consacrata, recitava questa giaculatoria: “Gesù, accomodati pure! Fa come se fossi a casa tua!”.

Carlo amava anche fare l’Adorazione Eucaristica, ci può raccontare come pregava?

Per prepararsi all’incontro con Gesù, Carlo faceva tutti i giorni o prima o dopo la Messa un poco di Adorazione Eucaristica. Diceva sempre che “davanti al sole ci si abbronza, ma davanti all’Eucaristia si diventa santi!”. Carlo ripeteva a tutti che noi siamo molto più fortunati di coloro che vissero duemila anni fa accanto a Gesù, perché quelle persone, per toccare Gesù e parlare con lui, dovevano fare lunghi tragitti e comunque erano limitate dal tempo e dallo spazio. Noi invece Gesù lo abbiamo sempre con noi! Basta andare nella chiesa più vicina a dove abitiamo: Gerusalemme l’abbiamo sotto casa!  

Da questa sua consapevolezza viene la sua frase, ormai famosa: “L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo!” …
Carlo definiva l’Eucaristia “la mia autostrada per il Cielo”, in quanto per lui era davvero un farmaco, era la sua “medicina” per diventare santo. Carlo amava ricordare che lo stesso Gesù definisce se stesso come “quel pane vivo disceso dal Cielo che se uno mangia vivrà in eterno”.

In che senso, può spiegare?
Scriveva Carlo: “Una vita sarà veramente bella solo se si arriverà ad amare Dio sopra ogni cosa” e per fare questo abbiamo bisogno dell’aiuto stesso di Dio, cioè dei Suoi sacramenti. Ed è proprio nel sacramento dell’Eucaristia che Dio ci dona quello stesso amore che Gesù̀ ha avuto per i suoi, fino a donare la sua vita per la nostra salvezza. L’Eucaristia è il sacramento attraverso il quale Dio continuamente ci aiuta a diventare quello che nella sua mente potenzialmente già siamo. Ecco allora che l’Eucaristia assomiglia al mangiare quotidiano: se la nostra vita fisica, per sussistere, ha continuamente bisogno di nutrimento, lo stesso vale per la nostra vita spirituale.  Per questo Carlo ci teneva moltissimo a far comprendere alle persone l’importanza di questo sacramento: “Gesù è l’Amore e più ci nutriremo dell’Eucaristia, che contiene realmente Dio con il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità, più aumenteremo anche noi le nostre capacità di amare! L’Eucaristia ci configurerà in modo unico a Dio, che è Amore”. 

Per il piccolo Carlo la santità era un desiderio reale?
Di più. Carlo era profondamente convinto che tutti noi siamo chiamati a diventare santi. Famosa è la sua frase: “Tutti nascono originali ma molti muoiono fotocopie”. Lo stesso Papa Francesco ha voluto citarla nella sua Cristus vivit proponendo Carlo come modello per i giovani. Per Carlo l’Eucaristia è il mezzo più efficace per preservare questa nostra originalità e corrispondere a quel progetto unico e irripetibile che Dio ha pensato per ognuno di noi, sin dall’eternità. A conferma di questo Carlo amava molto citare la figura di San Giovanni, l’apostolo prediletto, che nell’Ultima cena posa il capo sul petto di Gesù, sede del suo Cuore e da sempre identificato dalla Chiesa come simbolo del Sacramento dell’Eucaristia. In quel gesto compiuto da Giovanni di poggiare il capo sul petto di Gesù, Carlo vedeva una chiamata eucaristica. Una vera e propria prefigurazione indirizzata a tutti gli uomini, di tutti i tempi, per diventare discepoli prediletti di Gesù.

 Il tema del cuore di Gesù nell’Eucaristia è un tema centrale per Carlo: è proprio su questo mistero che si sviluppa gran parte della sua mostra sui miracoli eucaristici. Come gli venne l’idea di questa mostra?
[Nella foto a sinistra, Antonia Acutis]

Carlo a 11 anni iniziò a fare l’aiuto catechista, esperienza che lo aiutò a comprendere quanta indifferenza ci fosse di fronte al Santissimo Sacramento. Lui si era davvero stupito di questo ed era rimasto molto addolorato. Si domandava spesso: “Com’è possibile che davanti ad un concerto rock, o a una partita di calcio, ci siano file interminabili di persone e poi davanti al Tabernacolo dove è presente realmente Dio, si vedano così poche persone?”. Proprio per aiutare gli altri ad entrare nel Mistero Eucaristico, Carlo progettò la Mostra sui Miracoli Eucaristici che ad oggi è stata ospitata in tutti i Continenti ed ha aiuto centinaia di persone a riavvicinarsi a Dio. Carlo amava ricordare il segno che ci ha lasciato il Signore nel miracolo di Lanciano, dove l’Ostia consacrata, trasformatasi in carne, risultò essere una sezione del miocardio. Questo era un segno importantissimo per Carlo: infatti, senza questo speciale muscolo il cuore non batterebbe, esso dà la vita a tutto il nostro organismo, proprio come fa l’Eucaristia con la Chiesa. Inoltre, Carlo diceva che questa chiamata a diventare intimi discepoli di Gesù, attraverso l’incontro frequente con il Signore nell’Eucaristia, è ancora più evidente nel racconto della crocifissione. Sotto la croce, sul Golgota, infatti, oltre alla Madonna e alle pie donne, troviamo di nuovo san Giovanni, il discepolo amato, mentre tutti gli altri discepoli erano fuggiti.  Anche qui Giovanni ci indica l’Eucaristia come via privilegiata di unione con Dio. “Se ci riflettiamo bene – diceva Carlo- quel sacrifico della croce avvenuto duemila anni fa si ripresenta in modo incruento in tutte le Messe che ogni giorno vengono celebrate. Come Giovanni, anche noi possiamo associarci a quello stesso sacrificio della croce e dimostrare così il nostro amore a Dio partecipando ogni giorno alla santa Messa. Non possiamo ignorare l’invito di Gesù ad unirci a Lui!

Fonte: www. la nuova bussola quotidiana , intervista di Costanza Signorelli.